Un dono per Trento
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Un delicato ed emozionante racconto. Lui Angelo, di nome e di fatto, Internato Militare Italiano in campo di prigionia. Lei Tina, mamma di due bimbi nella Milano del 1943, messa a ferro e fuoco. Venti mesi di viaggio e corrispondenza dagli Stalag della Germania. Lettere di amore, valori, educazione. Nel mezzo un figlio che racconta, immagina, rivive.
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Mio padre è morto quando avevo tredici anni. Le lettere che lui e mia mamma si sono scritti  per venti mesi di prigionia, sono state conservate prima da mia mamma e poi da mio fratello.  Nel 2014 ho deciso di prendere in mano questa memoria sospesa. Ho fatto ricerche in Europa,  negli Istituti di Memoria Tedeschi, con la Croce Rossa Internazionale, allo Stato maggiore della  Difesa per cercare i campi di internamento nei quali era stato. Nessuno della nostra famiglia,  mia mamma compresa, sapeva il tragitto che aveva compiuto e la sua storia. Ho trovato il libro  di un vignettista famoso francese che descrivera uno degli Stalag dove è stato. Ho trovato un  libro di un piemontese scritto da un altro degli Stalag in cui è passato. E poi testimonianze di  supersiti, informazioni da vari comuni della Germania. Ho passato tre mesi con mio padre nella  scrittura del romanzo. Ho fatto un viaggio con lui, che non avevo mai fatto e l’ho conosciuto  come mai prima d’ora. L’unico rammarico è che mia mamma e il mio fratello più caro, i custodi  della memoria, non hanno fatto in tempo a leggerlo. E poi ne ho tratto uno spettacolo teatrale  che ho rappresentato in diverse città, legato alla giornata dela memoria. 
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